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In viaggio tra ville e castelli

Viaggio nella culla dei Carraresi

In occasione della mostra dedicata a Guariento, pittore di corte dei Signori da Carrara o Carraresi, proponiamo un itinerario di visita nel paese che vide nascere la potente dinastia.

Spostandosi di soli quindici chilometri da Padova, alle pendici dei Colli Euganei, si incontra una campagna fertile e ridente, racchiusa da un’articolata rete di canali e navigli. Qui, a poca distanza l’uno dall’altra, sorgono un palazzo signorile con una vasta corte agricola che fu un’antica gastaldia ed un’austera chiesa, ultima testimonianza di un potente monastero.

Attorno a questi due siti si sviluppa Due Carrare, un giovane comune dalle radici antiche. Il comune è infatti nato nel vicino 1995 dall’unificazione fra Carrara San Giorgio e Carrara Santo Stefano, eppure questi luoghi si legano alle vicende della nobile famiglia dei Carraresi, che ci riportano alla scena politica e culturale del XIV secolo.

Anche all’apice del loro potere, quando risiedevano stabilmente in città e amministravano buona parte dell’attuale Veneto, i signori di Padova ebbero sempre un occhio di riguardo per la terra che aveva dato loro i natali. Marsilio I da Carrara, secondo capitano del popolo, nel 1338, anno della sua morte, fu sepolto per sua espressa volontà nell’abbazia di Santo Stefano; Francesco Novello, ultimo signore di Padova si dichiarava nei diplomi “duca di Carrara”.

I Carraresi, grazie alla concessione imperiale, nel territorio mantennero estesi latifondi, una gastaldia, fortificazioni militari e poterono amministrare la giustizia e costruire mulini. Così, sotto la loro protezione le terre furono messe a coltura, si svilupparono i centri abitati e i corsi d’acqua diventarono sicure vie di commercio tra Padova, i Colli Euganei e la laguna.

Con la caduta della Signoria avvenuta nel 1405, la Serenissima Repubblica di Venezia, acerrima nemica della famiglia, in breve tempo sgretolò l’ordine costituito e cancellò dalla storia ogni traccia della casata.
Nei quattro secoli di pace successivi fiorirono le attività agricole, e si ebbe l’aumento dei commerci favoriti dalle comode vie fluviali e dal potenziamento dei mulini sul canale Biancolino. Protagonisti della rinascita del comune furono i patrizi veneziani che per amministrare i loro possedimenti terrieri costruirono sontuose ville.

Nell’ottocento alle nobili famiglie veneziane si sostituirono ricche famiglie borghesi. Nel corso della prima guerra mondiale nel castello di San Pelagio Gabriele d’Annunzio scrisse un’importante pagina di storia compiendo il volo su Vienna.
Al termine della seconda guerra mondiale con lo sviluppo industriale alle porte, i centri abitati si espansero e il Comune cambiò volto fino a presentarsi come appare oggi, ricco di echi del suo passato e di presagi del suo prossimo futuro.

I CARRARESI TRA STORIA E LEGGENDA L’origine dei Carraresi è incerta: si pensa fossero soldati longobardi al seguito di un imperatore da cui ricevettero vasti terreni a oriente dei colli Euganei e a nord dell’Adige. Le prime testimonianze storiche fanno riferimento a Litolfo da Carrara che donò terreni e ricchezze alla comunità benedettina di Carrara Santo Stefano per la costruzione di un’abbazia. A partire dal XII secolo la famiglia si stabilì in città e continuò ad accumulare terreni e ricchezze.

Nel 1318 sotto l’assedio veronese condotto da Cangrande della Scala il Comune affidò a Jacopo I da Carrara la guida del popolo. Ebbe inizio in questo modo una Signoria, che oggi viene ricordata per i successi e le costruzioni militari, per aver favorito attraverso leggi lungimiranti lo sviluppo economico di Padova e per aver protetto l’università e numerosi artisti ed intellettuali, tra cui Francesco Petrarca.

Nel 1405, con la sconfitta di Francesco Novello, settimo e suo ultimo signore, Padova venne annessa ai territori della Serenissima Repubblica che in breve tempo annientò la discendenza della nobile famiglia.

ABBAZIA DI SANTO STEFANO
La chiesa, il campanile romanico, l’antico cimitero e il sagrato, sono le preziose testimonianze della potente abbazia benedettina fondata da Litolfo da Carrara nel 1027 e soppressa dalla Repubblica di Venezia nel XVIII secolo.

La trachite scura con cui è edificato l’intero complesso fa di questa chiesa abbaziale, un monumento di rara bellezza nel padovano. Secondo alcune fonti, le fondamenta poggiano su quelle di una preesistente chiesa dedicata a Sant’Andrea e risalente al X secolo.

Lo stretto legame con i Carraresi ebbe una risonanza notevole sulla storia del monastero: da un lato tale privilegio permise all’abbazia di acquisire notevoli ricchezze e di esercitare una certa influenza nelle scelte religiose e politiche della città e dall’altro, con la caduta della Signoria, i monaci dovettero però subire pesanti ripercussioni da parte della Serenissima.

Le sorti del monastero si risollevarono nel 1585 quando la conduzione fu affidata al Cardinale Ferdinando dei Medici che intervenne con un restauro della chiesa e di tutta la struttura. Successivamente, l’intero complesso precipitò in un periodo buio che terminò con la soppressione voluta da Venezia che, allontanati i monaci, mise in vendita il complesso per far fronte alle spese militari.

Nonostante i numerosi restauri, non sempre rispettosi del senso della storia e dei luoghi, oggi l’aspetto interno della chiesa conserva la struttura tipica di quelle medioevali del Nord Italia. La sala si presenta con un’unica navata romboidale, formando una struttura solida e compatta con pochi elementi disposti secondo linee geometriche essenziali.

All’interno della chiesa sono conservate opere d’arte di pregevole interesse. Sulla parete di sinistra si incontra il mausoleo pensile di Marsilio I da Carrara, ricco di policromie, raffinato ed elegante. L’iconografia delle sculture raffigura la Madonna in trono con il Bambino; ai lati i santi Benedetto e Antonio; quest’ultimo presenta alla Madonna il defunto scolpito in posizione orante.

Il pavimento conserva tre lacerti di un antico tappeto musivo: quello centrale, che ricorda lo stemma dei carraresi, risale al XIII secolo ed è di grande effetto cromatico; le altre due composizioni, databili attorno al X secolo, raffigurano simboli cristiani attraverso soggetti presi dalla flora e dalla fauna.

Infine nella parete nord della chiesa spiccano una bella deposizione in terracotta dipinta, opera di Andrea Briosco, detto il Riccio, celebre artista del rinascimento padovano e sulla parete sud una pala raffigurante il Martirio di Santo Stefano.

CASTELLI E VILLE
Degli edifici medioevali che furono il simbolo del potere dei Carraresi, si conservano solo poche testimonianze: che sono state inglobate dai patrizi veneziani nelle dimore signorili, con l’intento di assimilare maggiore nobiltà da luoghi tanto significativi.
Un esempio di questo processo è la settecentesca Villa Zaborra – Avesani, meglio nota come Castello di San Pelagio, edificata sui resti di un avamposto militare.

Dell’originale struttura si conserva l’imponente torre merlata trecentesca, ai lati della quale si dispongono due ali del palazzo con portoni sormontati da timpani. La nobile dimora è celebre per aver ospitato la squadriglia “Serenissima” che il 9 agosto 1918 compì lo storico volo su Vienna, sotto il comando del poeta Gabriele D’Annunzio. Ora gli spazi sono adibiti ad un notevole museo sulla storia del volo e conserva numerosi aerei reali e modelli di mongolfiere e velivoli. All’interno è possibile ammirare un monumentale giardino storico con collezioni di rose antiche e con un labirinto di siepi.

Poco distante dal bel palazzetto del municipio, in posizione dominante sorge il ragguardevole complesso architettonico di villa Priuli – Petrobelli, edificato alla fine del cinquecento. Anche in questo caso, l’edificio si sviluppa a partire da un preesistente nucleo medioevale del XII e XIV secolo che fu la corte fortificata dei da Carrara. Nel corso dei secoli la gastaldia assunse le forme di un palazzo signorile e di un’imponente corte agraria. La bellezza del complesso è frutto di Vincenzo Scamozzi, celebre architetto che ha voluto per questo palazzo una facciata proporzionata e simmetrica, arricchita nel piano nobile da un’apertura con arco a tutto sesto e poggiolo balaustrato.

Spostandoci a Pontemanco, interessante borgo rivierasco, in posizione scenografica e separata rispetto all’infilata di case a schiera, si eleva e arretra di qualche metro villa Grimani – Fortini. Il signorile palazzo veneziano di origine cinquecentesca possiede un interessante oratorio al cui interno si conservano un coro in legno e un’originale via crucis.

Lungo il canale di Battaglia, in località la Mincana si distingue la villa Dolfin – Dal Martello, di impianto seicentesco; il palazzo signorile si compone di un corpo centrale con loggia imponente rivolta a nord e timpano a sud e di due ali laterali più basse. Separati dalla principesca dimora, spiccano l’oratorio, consacrato nel 1721 dal patriarca Daniele Dolfin ed i monumentali annessi rustici, attualmente utilizzati dall’azienda vinicola.

Lungo il canale Vigenzone, antica via fluviale verso Chioggia, poco distante dal Ponte di Riva si incontra un’altra testimonianza della presenza veneziana, la villa Erizzo, il cui recente restauro ha conservato le parti residenziali senza compromettere il rapporto che la villa stessa intrattiene con la campagna circostante.

 
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